Morte del familiare e lucro cessante

Come si calcola il lucro cessante in caso di morte del familiare che contribuiva al mantenimento della famiglia?

Ecco un esempio di come viene calcolato nei Tribunali.

Il danno patrimoniale da lucro cessante, risarcibile ai congiunti di
chi sia deceduto a seguito di fatto illecito, può consistere o nella diminuzione
di contributi o sovvenzioni; oppure nella perdita di utilità che, per legge (ad
es., ex art. 230 bis, 315, 433 c.c.) o per solidarietà familiare, sarebbero
state conferite dal soggetto scomparso (ex permultis, Cass., 11-01-1988, n. 23,
in Foro it. Rep., 1988, Danni civili, n. 140, in seguito sempre conforme).
Ne consegue che, per ottenere il risarcimento di tale tipo di danno,
chi lo domanda ha l’onere di provare – anche per presunzioni, ex art. 2727 c.c.
– una stabile contribuzione del defunto in proprio favore (Trib. Roma 1.7.2002,
Lincoln c. Uniass, inedita; Trib. Roma 17.2.2002, Ford c. Di Francia, inedita;
Cass., sez. III, 17-11-1999, n. 12756, in Assicurazioni, 2000, II, 2, 196;
Cass., sez. III, 12-10-1998, n. 10085, in Resp. civ., 1999, 752).
Nel caso di specie, la dimostrata convivenza tra il defunto ed i suoi
congiunti, unitamente alla modestia dei redditi della vittima ed alla
composizione non nucleare della famiglia, è sufficiente a far ritenere ex art.
2727 c.c. una stabile contribuzione della vittima in favore dei familiari.
Essendo praticamente impossibile la aestimatio di questo danno nel suo
preciso ammontare, anche in questo caso dovrà farsi ricorso al criterio
equitativo ex art. 2056 c.c. (ex plurimis, Cass. 22.1.1999 n. 592, in Riv. giur.
circ. trasp., 1999, 1017), secondo i criteri che seguono.
6.3. Misura del danno.
Risulta dagli atti che A. C., nel mese anteriore alla morte, aveva
percepito un reddito netto da lavoro dipendente di lire 1.540.000, pari ad euro
795,34, pari ad un reddito netto annuo (tenendo conto di 13 mensilità) di euro
10.339,42.
Può ritenersi in via equitativa, ex art. 2056 c.c., tenuto conto
dell’ammontare del reddito, del numero di componenti del nucleo familiare, e del
costo della vita nella città ove il nucleo familiare viveva, che la vittima
destinasse alla famiglia i 2/3 del proprio reddito da lavoro, e che questa somma
fosse suddivisa in parti uguali tra la moglie ed i figli.
Dunque al coniuge ed ai figli il defunto destinava 2/9 ciascuno del
proprio reddito complessivo, pari ad euro 2.835,0 anni attuali, ovvero euro
236,25 mensili attuali.
Poiché tale importo è inferiore al rateo mensile della pensione di
reversibilità erogata dall’Inps in favore di R. D. F., pari ad euro 360,34 (cfr.
la lettera inviata dall’Istituto ex art. 213 c.p.c. ed acquisita agli atti), la
domanda di risarcimento del danno patrimoniale da lucro cessante formulata da R.
D. F. va rigettata, per inesistenza del danno.
È noto infatti che in caso di morte di un congiunto cagionata
dall’altrui illecito, ai fini della liquidazione del danno agli eredi non si
deve tener conto di quanto da costoro percepito a titolo di pensione di
reversibilità, fondandosi tale pagamento su un titolo diverso rispetto all’atto
illecito (ex multis, Cass., sez. III, 14-03-1996, n. 2117, in Riv. giur.
circolaz. e trasp., 1996, 115; Trib. Roma 31.3.1998, Carducci c. Rosi, inedita;
Trib. Roma (ord.) 16.5.1997, in Giurispr. romana, 1998, 131; Trib. Roma
28.11.1997, ivi, 1998, fasc. 4; Trib. Roma 29.1.1997, Piccinni c. Ministero
della difesa, inedita; Trib. Roma 4.4.1996, Artipoli c. Universo, inedita; Trib.
Roma 26-4-1984, in Temi romana, 1985, 121).
Il danno qui in esame è dunque risarcibile solo in favore dei figli
della vittima.
6.4. Liquidazione del danno.
Il danno da lucro cessante, consistente nella perdita dei proventi che
la vittima erogava ai familiari, ha iniziato a prodursi al momento della morte
dell’obbligato, e continuerà a prodursi sino al momento in cui sarebbe cessato
l’obbligo di assistenza ed il corrispondente emolumento, vale a dire sino a
quando i figli dell’obbligato non avranno raggiunto la piena indipendenza
economica.
Esso pertanto va liquidato, secondo l’insegnamento della S.C.:
(a) sommando e rivalutando (in base all’indice FOI elaborato
dall’Istat vigente pro tempore) i redditi già perduti dal momento del sinistro
fino alla data odierna;
(b) capitalizzando, in base ad un coefficiente per la costituzione
delle rendite temporanee, i redditi che gli aventi diritto avrebbero percepito a
partire dalla data odierna, e sino al momento in cui l’erogazione sarebbe
verosimilmente cessata, momento che, per quanto si è detto, coincide con il
momento di presumibile raggiungimento dell’indipendenza economica (Cass.
11-6-1998 n. 5795, in Foro it., 1998, I, 2829; Cass. 18.11.1997 n. 11439, in
Riv. giur. circ. trasp., 1998, 58; Cass. 28-11-1988 n. 6403, in Foro it. Rep.,
1988, Danni civili, 155)].
6.5. Il danno passato, per ciascuno dei figli, è dunque pari a 2/9 del
reddito annuo della vittima (euro 10.339,42), rivalutato in base all’indice FOI
vigente anno per anno, e computato dalla data del sinistro ad oggi.
Tale danno risulta ammontare, per ciascuno dei figli ad euro 28.785,80
pro capite.
6.6. Per quanto attiene il danno patrimoniale futuro patito dai figli
di A. C., esso va liquidato procedendo alla capitalizzazione di 2/9 del reddito
della vittima, debitamente rivalutato, in base ad un coefficiente per la
costituzione delle rendite temporanee, in virtù del principio secondo cui una
stabile erogazione di denaro da parte del padre in favore dei figli cessa con il
conseguimento, da parte di questi ultimi, della piena indipendenza economica e
col distacco dal nucleo familiare d’origine, nella specie non ancora avvenuto.
A questo riguardo deve considerarsi che, in base agli attuali costumi
sociali, valutati sulla scorta delle più accreditate risultanze statistiche, per
effetto dell’innalzamento del tasso globale di scolarizzazione della popolazione
si sia elevata l’età di primo ingresso nel mondo del lavoro, e di conseguenza si
sia ritardato il distacco del figlio dal nucleo familiare ed il raggiungimento
della sua indipendenza economica.
In base a tali criteri, nel caso di specie è legittimo presumere in
via equitativa, ex art. 2056 c.c., al solo fine della aestimatio del danno, che
i due figli di A. C. si distaccheranno dal nucleo familiare all’età di 35 anni,
e quindi rispettivamente tra 4 anni (E. C.) e 8 anni (F. C.)
Ne consegue che, a titolo di danno patrimoniale futuro, spetta:
(-) a E. C., un importo pari al prodotto di 2/9 del reddito della
vittima indicato supra, per un coefficiente per la costituzione di una rendita
temporanea di anni 4 (coeff. 13,0070). Il risultato è pari ad euro 10.169,44;
(-) a F. C., un importo pari al prodotto di 2/9 del reddito della
vittima indicato supra, per un coefficiente per la costituzione di una rendita
temporanea di anni 8 (coeff. 6,5950). Il risultato è pari ad euro 18.697,37.
6.7. Il complessivo danno patrimoniale patito da ciascuno dei figli va
ovviamente ridotto del 60%, in considerazione della ritenuta corresponsabilità
della vittima.
Il risultato finale è pari:
– per F. C., ad euro 18.993,27.
– per E. C., a euro 15.582,10.