Affidamento condiviso e assegno di mantenimento

Affidamento congiunto ed assegno di
mantenimento dei figli

L’affidamento
congiunto del minore, comporta che i coniugi debbano provvedere paritariamente
al mantenimento dei figli?

Cassazione , sez. I
civile, sentenza 18.08.2006 n° 18187

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
 
SEZIONE I CIVILE
 
Sentenza 18 agosto 2006, n. 18187
 
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
 

I coniugi C.A. e P.R., unitisi in matrimonio in data xxxx, e
dalla cui unione sono nati quattro figli (Y. nata il xxx, Y, nato il xxx, C.,
nata il xxxx e R.Y. nata l’xxxxx), si separavano consensualmente innanzi al
Tribunale di Brindisi, con verbale omologato in data 27/5/99.

 

Detti coniugi convenivano, con riferimento alle due figlie
ancora minorenni C. e R.Y., che le stesse fossero affidate congiuntamente ai
genitori e che vivessero però axxxx con il padre, e, quanto alla
regolamentazione dei rapporti patrimoniali riguardanti il mantenimento delle
stesse, nel verbale era espressamente previsto che i coniugi assumono reciproco
impegno a provvedere congiuntamente al mantenimento delle figlie minori,
attraverso loro pari concorso, nonché a soddisfare nella stessa misura ogni
loro esigenza, anche straordinaria.

 

Veniva inoltre prevista l’assegnazione della casa coniugale
al C. con la disponibilità per la
P., che aveva rinunciato all’assegno di mantenimento, di due
appartamenti contigui.

 

A seguito del trasferimento nel mag. 2000 della P. a Roma
che, con il consenso del marito, aveva portato con se le figlie minori, la
stessa chiedeva al Tribunale di Brindisi l’affidamento esclusivo delle figlie
minori e la fissazione di un congruo assegno di mantenimento nella misura di £
10.000.000 mensili per ciascuna figlia, con autorizzazione a procedere a
sequestro conservativo sull’intero patrimonio coniugale.

 

Si costituiva il C. che, in via riconvenzionale, chiedeva
l’affidamento esclusivo a se delle figlie minori e il Tribunale di Brindisi,
con provvedimento del 14/11/2001, disponeva l’affidamento delle minori alla
madre e poneva a carico del C. un assegno di mantenimento per ciascuna delle
figlie di 6.000.000 mensili, oltre spese scolastiche, assicurative e di
istruzione.

 

Avverso tale provvedimento proponeva reclamo il C. e la Corte di appello di Lecce,
costituitasi la P.,
con decreto del 21/2/2002, rilevato che il provvedimento emesso dal Tribunale
di Brindisi, per il suo contenuto sostanziale, aveva, quanto ad alcune
statuizioni (compressa quella relativa all’affidamento della prole), natura
palesemente decisoria, ritenuta la totale incompatibilità della forma del
decreto parziale con i principi di celerità e di concentrazione che
caratterizzano, anche nella fase decisoria, il procedimento camerale incentrato
sulla pronuncia di un unico provvedimento definitivo, dichiarava la nullità del
reclamato provvedimento.

 

Lo stesso tribunale, con decreto in data 6/2/2002,
confermava i provvedimenti in tema di affidamento e di mantenimento di cui
all’ordinanza 14/11/2001, precisando che l’obbligo economico del C. costituisce
contributo di mantenimento.

 

Presentavano reclamo, in via principale, il C. (chiedendo
revocarsi il provvedimento del tribunale relativamente alla conferma
dell’affidamento e del mantenimento), nonché la P., in via incidentale (chiedendo la
rideterminazione del contributo per il mantenimento delle figlie e
l’attribuzione di un assegno per il proprio mantenimento) e la Corte di appello di Lecce,
con il decreto in esame in data 4/4/2002, accoglieva per quanto di ragione il
reclamo del C. e per l’effetto rigettava la domanda della P. (di cui al ricorso
del 20/4/2001) e, per il resto, la domanda riconvenzionale.

 

Ricorre per cassazione ex art. 111 Cost. la P. con tre motivi; resiste con
controricorso il C., che eccepisce, tra l’altro, l’inammissibilità del ricorso
in quanto, se i provvedimenti che incidono sui diritti patrimoniali dei coniugi
acquistano carattere di definitività e divengono immodificabili, i
provvedimenti che riguardano i figli, di cui all’art. 155 c.c., sono privi del
carattere di definitività e quindi non possono essere oggetto di ricorso
straordinario per cassazione, ex art. 111 Cost.

 
Entrambe le parti hanno disposto memoria.
 
MOTIVI DELLA DECISIONE
 

Con il primo motivo di ricorso si deduce falsa applicazione
degli artt.147, 148 e 155 e seg. c.c. [1] la dove la Corte territoriale ha
erroneamente affermato che l’affidamento congiunto comporta l’onere di
provvedere a tutti i bisogni delle figlie minori debba continuare a gravare
paritariamente su entrambi i genitori; al riguardo si precisa che il pari
contributo non va inteso come misura della quota di concorso negli oneri, ma
come concorrente dovere, che trova la sua fonte primaria nell’art. 30 Cost. e
che si impone a ciascun coniuge di far fronte alle suindicato esigenze dei
figli: il che costituisce l’effetto necessario dell’affidamento congiunto.

 

Si censura in definitiva la sentenza in esame in quanto
l’affidamento congiunto prescinde da un paritario obbligo di mantenimento.

 

Con il secondo motivo di ricorso si deduce contraddittorietà
della motivazione sul punto dell’assegno di mantenimento per le minori.

 

Si afferma in particolare che a pag. 9 i giudici salentini
sostengono che l’onere di provvedere a tutti i bisogni delle figlie per effetto
dell’affidamento congiunto continua a gravare paritariamente sui genitori; a
pag. 10 affermano invece che per effetto dell’affidamento congiunto il pari
contributo va inteso come concorrente. Non v’è dubbio che vi sia insanabile
contrasto tra misura paritaria (che implica che entrambi i genitori
contribuiscano nella stessa misura al mantenimento delle figlie) e obbligo concorrente
(che invece nulla ha a che fare con la determinazione della quota gravante su
ciascun coniuge); la predetta motivazione, oltre che contraddittoria, nel senso
dinanzi precisato, è, di fatto, inesistente.

 

Si aggiunge che fondata è l’originaria richiesta della P. in
ordine alla richiesta di un assegno di mantenimento non inferiore a £10.
000.000 per ciascuna figlia sulla base delle situazioni patrimoniali dei
coniugi.

 

Con il terzo motivo, infine, si deduce violazione degli
artt. 156 c.c. e 710 c.p.c. in ordine al rigetto del reclamo incidentale della
P. avente ad oggetto la richiesta di un assegno di mantenimento in suo favore.

 

Si fa presente in proposito che la Corte di appello di Lecce,
invece, pur preso atto della contrazione dei redditi della P: e il conseguente
deterioramento del tenore di vita, quindi, dopo aver accertato la sussistenza,
in astratto degli estremi dell’art. 156 c.c., ha negato l’assegno di
mantenimento, stabilendo che, per la sua concessione fosse necessaria non solo
e non soltanto l’accertata contrazione reddituale, ma altresì che tale
contrazione avesse efficacia definitiva e durata nel tempo; si aggiunge che non
può sussistere alcun dubbio in ordine al diritto dell’odierna ricorrente
principale di ottenere un contributo al proprio mantenimento non inferiore a
euro 5,164,00 mensili, stante la rilevante consistenza del patrimonio della
controparte.

 

Preliminarmente deve osservarsi che il ricorso è ammissibile
e conseguentemente non merita accoglimento la tesi in proposito sostenuta dal
resistente nel controricorso.

 

In tema, infatti, di ricorribilità per cassazione, ex art.
111 Cost., dei provvedimento resi in sede di modifica delle condizioni di
separazione (o di divorzio), riguardanti l’affidamento e i rapporti con
genitore non affidatario (oltre che il mantenimento dei figli) ex art. 155
c.c., e pronunciati in sede di reclamo, il collegio ritiene di aderire al più
recente, ma al tempo stesso già consolidato orientamento giurisprudenziale di
questa Corte (tra le altre, Cass. n. 24265/2004 2348/2005) secondo cui
l’applicazione delle forme camerali, pur non rendendo più proponibile il
ricorso ordinario ex art. 360 c.p.c. (precluso dall’art. 739, co. 3, c.p.c.),
non ha inciso sulla natura contenziosa del procedimento (che si svolge nel
contraddittorio delle parti e si conclude con un decreto che ha natura
sostanziale di sentenza), per cui detti provvedimenti riguardanti i rapporti
con i figli ed emanati ai sensi di detto art. 155 c.c. hanno natura decisoria e
definitiva, senza che tale aspetti, da riferire alla situazione esistente al
momento della decisione, vengano meno per essere gli stessi suscettibili di
revisione in ogni tempo.

 

Inoltre, riguardando tali provvedimenti diritti soggettivi
incidenti sulla vita della prole, non trova alcuna giustificazione la più
datata affermazione giurisprudenziale che distingue tra provvedimenti di
separazione riguardanti i coniugi e provvedimenti di separazione riguardanti i
figli.

 
Fondato è, poi, il primo motivo di ricorso.
 

Censurabile è, infatti, la decisione in esame la Corte afferma (pag. 9), pur
ritenendo opportuna la scelta, consensualmente adottata dai coniugi, di
affidamento congiunto delle figlie minori, che detto affidamento congiunto
comporta che l’onere di provvedere a tutti i bisogni delle figlie debba
continuare a gravare paritariamente sui genitori, con l’ulteriore conseguenza
di rigetto della domanda dia assegno proposta dalla P.

 

Erra in modo evidente la Corte territoriale nell’attribuire
all’affidamento congiunto una valenza patrimoniale prescindendo dalla
considerazione che lo stesso, fondato sull’esclusivo interesse del minore,
attiene alla sua qualità di vita.

 

Giova ricordare in proposito che l’art. 6 della legge n.
898/70, come modificato dall’art. 11 della legge n. 74/87, applicabile
analogicamente alla separazione personale dei coniugi, nel disporre che ove il
tribunale lo ritenga utile all’interesse dei minori, anche in relazione all’età
degli stessi, può essere disposto l’affida,mento congiunto o alternato, fa
indubbiamente riferimento ad un potere discrezionale del giudice del merito non
sindacabile in Cassazione, sempre che la relativa scelta, oltre che essere
logicamente e sufficientemente motivata, non si disancori dal parametro di
valutazione del sereno sviluppo del minore, erroneamente integrando lo stesso
con considerazioni di ordine patrimoniale.

 

In sostanza, detto affidamento congiunto, ove disposto non
può comportare necessariamente, in ordine al mantenimento dei figli, un pari
obbligo patrimoniale a carico dei genitori, nel senso che dall’affidamento
congiunto debba discendere l’obbligo per ciascun coniuge di provvedere in via
diretta al mantenimento dei figli.

 

Tale tipo di valutazione non può assolutamente essere
consentita qualora si tenga conto che l’affidamento congiunto, come detto,
attiene all’interesse del minore dal punto di vista del suo sviluppo, del suo
equilibrio psico- fisico, anche in considerazione di situazioni socio-
ambientali, del perpetuarsi dello schema educativo già sperimentato durante il
matrimonio, mentre la corresponsione dell’assegno i mantenimento per i figli ha
natura patrimoniale- assistenziale (cd assistenza materiale), ed è finalizzata
a sostenere le spese necessarie per consentire le attività dirette a detto
sviluppo psico- fisico del minore (senza esclusione del relativo obbligo in
caso di raggiungimento della maggiore età da parte dei figli, ove detto assegno
si renda comunque necessario).

 

In definitiva, l’affidamento congiunto è istituto che, per
le sue finalità riguardanti l’interesse dei figli, non esclude l’obbligo del
versamento di un contributo, ove ne sussistano i presupposti, a favore del
genitore con il quale i figli stessi convivono.

 

In proposito, è da rilevare come anche la recente legge n.
54/2006, recante disposizioni in materia di separazione dei genitori e
affidamento condiviso dei figli, pur se successiva alla data dell’impugnata
decisione, introduca il cd principio della bigenitorialità, con ciò ovviamente
privilegiando l’interesse esistenziale del minore e prescindendo, in
particolare, sia dal rapporto patrimoniale tra i due ex coniugi, sia dagli
aspetti economici riguardanti la vita del minore, autonomamente disciplinati da
co. 4 di detto art. 155 c.c., in cui è previsto che ciascuno dei genitori
provvede al mantenimenti dei figli in misura proporzionale al proprio reddito
che il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno
periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, sulla base di
vari parametri, tra cui le risorse economiche di entrambi i genitori.

 

È un’ulteriore e definitiva conferma che l’affidamento
congiunto non può certo far venir meno l’obbligo patrimoniale di uno dei due
genitori a contribuire, con la corresponsione di un assegno, al mantenimento
dei figli in relazione alle loro esigenze di vita, sulla base del contesto
familiare e sociale di appartenenza.

 

Ne consegue che censurabile è la decisione in esame la dove
ha erroneamente fatto derivare, come conseguenza automatica, dall’affidamento
congiunto il principio che ciascun genitore provvede in modo diretto ed
autonomo alle esigenze dei figli.

 

È da rilevare, poi, in relazione alla vicenda in esame, che,
pur essendo venuto meno l’affidamento in oggetto per essere le figlie divenute
nel frattempo maggiorenni, tale circostanza non modifica per il giudice del
rinvio i termini della questione, perdurando l’obbligo del mantenimento,
indipendentemente dal raggiungimento della maggiore età, finché le figlie non
diventino autosufficienti dal punto di vista economico.

 
Assorbito in quanto esposto è il secondo motivo di ricorso.
 

Inammissibile è, invece, il terzo motivo: infatti, la Corte di merito, con logiche
e sufficienti argomentazioni, ha disatteso la domanda di assegno proposta dalla
odierna ricorrente sulla base di una serie di considerazioni in fatto, non
ritenendo, tra l’altro, la contrazione dei redditi della stessa in misura tale
da giustificare la corresponsione di detto assegno e valutando in concreto la
sua capacità professionale e la frequente partecipazione a spettacoli, mostre
ed altri eventi (rilevando tali dati dalla documentazione processuale); tali
elementi non sono ovviamente riesaminabili o ulteriormente valutabili nella
presente sede di legittimità, atteso che, secondo constante indirizzo
giurisprudenziale di questa Corte, pienamente condivisibile, nella
determinazione del diritto all’assegno di mantenimento a favore di uno dei due
coniugi, e del relativo importo, a seguito di sentenza di separazione, sulla
base dei previsti parametri di valutazione (la non titolarità di adeguati
redditi che consentano al richiedente un tenore di vita analogo a quello avuto
in costanza di matrimonio e la sussistenza di una disparità economica tra le
parti), il relativo apprezzamento dei fatti è compito spettante esclusivamente
al giudice del merito, e, come tale, non censurabile in Cassazione ove immune,
come nel caso in esame, da vizi di motivazione.

 
P.Q.M.
 

La Corte
accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara assorbito il secondo; dichiara
inammissibile il terzo motivo di ricorso.

 

Cassa la decisione impugnata in relazione al motivo accolto
e rinvia, anche per le spese della presente fase, alla Corte di appello di
Lecce in diversa composizione.

 
Roma, 27/2/2006.
 
Depositata in Cancelleria il 18 agosto 2006.