Category Archives: Responsabilità civile dell’avvocato

Responsabilità dell’avvocato per omessa impugnazione

In materia di responsabilità del professionista, il cliente è tenuto a provare non solo di avere sofferto un danno, ma anche che questo è stato causato dalla insufficiente o inadeguata attività del professionista e cioè dalla difettosa prestazione professionale. In particolare, trattandosi dell’attività del difensore,

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Nesso di causalità in caso di errore dell’avvocato

L’affermazione della responsabilità professionale dell’avvocato non implica llindagine sul sicuro fondamento dell’azione che avrebbe dovuto essere proposta o diligentemente coltivata e, perciò, la certezza morale che gli effetti di una diversa attività del professionista sarebbero stati vantaggiosi per il cliente. Ne consegue che, al criterio della certezza della condotta, può sostituirsi quello della probabilità di tali effetti e della idoneità della condotta a produrli.

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Errore dell’avvocato e nesso di causalità

In materia di responsabilità del professionista, il cliente è tenuto a provare non solo di avere sofferto un danno, ma anche che questo è stato causato dalla insufficiente o inadeguata attività del professionista e cioè dalla difettosa prestazione professionale. In particolare, trattandosi dell’attività del difensore, l’affermazione della sua responsabilità implica l’indagine positivamente svolta sul sicuro e chiaro fondamento dell’azione, che avrebbe dovuto essere proposta e diligentemente coltivata, e quindi la certezza morale che gli effetti di una diversa attività del professionista medesimo sarebbero stati più vantaggiosi per il cliente, rimanendo, in ogni caso, a carico del professionista l’onere di dimostrare l’impossibilità, a lui non imputabile, della perfetta esecuzione della prestazione. Ed invero la perdita del diritto di impugnare la sentenza non può configurarsi di per sé come una conseguenza patrimoniale pregiudizievole, tenuto conto che, ai sensi dell’art. 1223 c.c., il riconoscimento del risarcimento del danno postula che il creditore dimostri l’esistenza di un concreto danno consistito in una effettiva diminuzione patrimoniale derivata, quale conseguenza immediata e diretta, dall’inadempimento del debitore.

Omesso deposito ricorso in Cassazione

L’avvocato, il quale ometta di depositare il ricorso per cassazione nel termine di cui all’art. 369 c.p.c., è responsabile nei confronti del cliente del danno da questi patito in conseguenza del passaggio in giudicato della sentenza a lui sfavorevole, a nulla rilevando che la tardività del deposito sia ascrivibile a sua colpa esclusiva o se sussista, eventualmente, anche la responsabilità di coloro (collaboratori o terzi) di cui il professionista si sia avvalso per l’espletamento dell’incarico ricevuto.

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Omessa impugnazione dell’avvocato

Costituisce un’attività difensiva inadeguata, e comporta la relativa responsabilità, la condotta dell’avvocato che non si attiva per proporre nei tempi stabiliti l’impugnazione contro la decisione del tribunale, che aveva pronunciato la soccombenza del cliente nel giudizio di opposizione al fallimento, oppure che non rende noto in modo tempestivo all’interessato di non poter provvedere alla presentazione del ricorso. Non rileva che la procura al difensore sia stata rilasciata anni prima per il primo grado di giudizio, atteso che vale il principio della permanenza dei poteri fino a revoca o rinuncia.

Cass. 24544/2009

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Quando l’avvocato sbaglia

Pubblichiamo una sentenza del Tribunale di Roma, a firma del preparatissimo e noto magistrato Dr. Marco Rossetti, in tema di responsabilità dell’avvocato.

Nella fattispecie, il legale aveva omesso di coltivare un giudizio avente ad oggetto una richiesta di risarcimento alla soc. Autostrade, per un sinistro causato da insidia stradale. In particolare non era stata formulata alcuna richiesta di prova, tanto che la domanda attorea era stata rigettata.

Il Tribunale di Roma ha condannato il collega, osservando:

  • che nel giudizio di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale è onere dell’attore dimostrare unicamente l’esistenza e l’efficacia del contratto, mentre è onere del convenuto dimostrare di avere adempiuto, ovvero che l’inadempimento non è dipeso da propria colpa (cfr., da ultimo, Cass. sez. un. 30.10.2001 n. 13533, in Dir. e giust., 2001, fasc. 42, 26).
  • La diligenza esigibile dall’avvocato non è quella ordinaria del buon padre di famiglia, ma la diligenza professionale di cui all’art. 1176, 2° comma, c.c., che deve essere commisurata alla natura dell’attività esercitata.
  • Dunque la diligenza che il professionista deve impiegare nello svolgimento della sua attività è quella media, cioè la diligenza posta nell’esercizio della propria attività dal professionista di preparazione professionale e di attenzione medie (Cass., sez. II, 08-08-2000, n. 10431, in Foro it. Rep., 2000, Professioni intellettuali, n. 185).
  • L’archetipo di professionista “medio” cui fa riferimento la norma ora citata, e rispetto al quale occorre misurare la condotta concretamente tenuta per valutare se vi sia stata o meno negligenza nell’adempimento delle obbligazioni professionali, corrisponde alla figura di un professionista preparato, aggiornato e zelante. In una parola, il professionista “medio” ex art. 1176, comma 2, c.c., non è un professionista “mediocre”, ma è un professionista “bravo”.
  • Or bene, primo dovere dell’avvocato “medio” nel senso appena indicato è indubbiamente quello di coltivare la lite e di richiedere le prove idonee a dimostrare il fondamento della pretesa attorea.

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