Category Archives: Diritto del lavoro

La retribuzione del giornalista di fatto

Come è noto costituisce attività giornalistica – presupposta, ma non definita dalla L. 3 febbraio 1963, n. 69, sull’ordinamento della professione di giornalista – la prestazione di lavoro intellettuale diretta alla raccolta, commento ed elaborazione di notizie volte a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione, ponendosi il giornalista quale mediatore intellettuale tra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso, con il compito di acquisire la conoscenza dell’evento, valutarne la rilevanza in relazione ai destinatari e confezionare il messaggio con apporto soggettivo e creativo; assume inoltre rilievo, a tal fine, la continuità o periodicità del servizio, del programma o della testata nel cui ambito il lavoro è utilizzato, nonché l’inserimento continuativo del lavoratore nell’organizzazione dell’impresa.

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La Corte d'Appello d'Ancona sulla natura subordinata dell'attività svolta dal collaboratore fisso del giornale

La Corte d’Appello di Ancona ha respinto l’impugnazione principale riconoscendo la natura subordinata dell’attività svolta per oltre cinque anni da un collaboratore fisso del Messaggero, che aveva scritto oltre 3000 articoli.

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Come impostare una causa contro una testata giornalistica per far accertare la natura subordinata del rapporto

Pochi sanno che moltissimi contratti di collaborazione autonoma tra giornalisti e testate sono simulati, ovviamente obtorto collo. Le testate, infatti, al fine di ridurre i costi e le garanzie stipulano contratti di collaborazione autonoma, nonostante il rapporto abbia vera e propria natura subordinata.

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Gli indici della subordinazione nel rapporto di lavoro giornalistico

Come è noto in tema di attività giornalistica sono configurabili gli estremi della subordinazione qualora ricorrano i requisiti:

  • della quotidianità o continuità della prestazione (ossia, i servizi vengano dal lavoratore predisposti con continuità e con regolarità);
  • della responsabilità di un servizio e
  • del vincolo di dipendenza (seppur attenuato data la natura squisitamente intellettuale delle prestazioni caratterizzate da creatività e autonomia), e cioè qualora si sia in presenza dello svolgimento di un’attività non occasionale, rivolta ad assicurare le esigenze informative riguardanti uno specifico settore, della sistematica redazione di articoli su specifici argomenti e di rubriche, e della persistenza, nell’intervallo tra una prestazione e l’altra, dell’impegno di porre la propria opera a disposizione del datore di lavoro, in modo da essere sempre disponibile per soddisfarne le esigenze e ad eseguirne le direttive (Cass. 60/32006 n.4770).

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Giornalisti e contratto: giurisprudenza

ANNO 2015

Cassazione civile, sez. lav., 19/11/2015, n. 23695
La mancanza dell’iscrizione all’albo dei giornalisti non incide sulla natura del rapporto di lavoro e sul diritto del dipendente a percepire le competenze corrispondenti alle mansioni svolte; pertanto, all’accertato espletamento di fatto delle mansioni giornalistiche, conseguono sia il diritto al trattamento economico secondo l’entità del lavoro svolto e le previsioni di sviluppo della carriera, sia il diritto al corrispondente trattamento previdenziale.

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Obbligo di repechage: collaboratore fisso e redattore non sono figure equivalenti

Il collaboratore fisso presta la propria attività con continuità, a differenza del giornalista, cui viene richiesto un impegno quotidiano.

Trattandosi di attività diverse, ai fini del repechage, il collaboratore fisso non può pretendere di svolgere mansioni da redattore ordinario.

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Retribuzione del collaboratore fisso: tribunale di Roma

Tribunale Roma, sez. lav., 29/09/2015, n. 8064

In materia di lavoro giornalistico, la retribuzione spettante al collaboratore fisso (ex art. 2, comma 4, c.c.n.l.g.) non è una retribuzione fissa ed immutabile, bensì è una retribuzione di natura variabile in funzione della natura ed importanza delle materie trattate, dell’impegno di frequenza della collaborazione e del numero mensile delle collaborazioni.

Mancata iscrizione all’albo e diritto alla retribuzione del giornalista; massima

Cassazione civile, sez. lav., 19/11/2015, n. 23695

La mancanza dell’iscrizione all’albo dei giornalisti non incide sulla natura del rapporto di lavoro e sul diritto del dipendente a percepire le competenze corrispondenti alle mansioni svolte; pertanto, all’accertato espletamento di fatto delle mansioni giornalistiche, conseguono sia il diritto al trattamento economico secondo l’entità del lavoro svolto e le previsioni di sviluppo della carriera, sia il diritto al corrispondente trattamento previdenziale.

Per una testata giornalistica (Il Messaggero) una nuova condanna definitiva nei confronti di un redattore ordinario

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso proposto dalla nota testata giornalistica avverso la sentenza resa dalla Corte d’Appello di L’Aquila.

Iln primo grado, il Tribunale di L’Aquila aveva accertato la natura subordinata del rapporto di lavoro intercorso dal 19/9/97 al 5/11/02 fra Il Messaggero s.p.a. e B.C.G. quale redattore ordinario, e aveva condannato l’azienda al pagamento della somma di Euro 181.232,13 per differenze retributive oltre accessori di legge.

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La Cassazione torna a pronunciarsi in tema di “giornalista di fatto” (Cass. 23695/2015)

Presupposto indefettibile per la rivendicazione dello status professionale di giornalista è l’iscrizione al relativo albo, e ciò non solo per quanto previsto dal contratto collettivo di lavoro della categoria, ma anche per il disposto normativo (L. 3 febbraio 1963, n. 69, artt. 29 e 45, rispettivamente per i praticanti e per i giornalisti professionisti).

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